Il declino dell’Italia

 

Partecipano l’autore del libro Roberto Petrini, Marcello Messori (docente di Economia Politica all’Università “Torevergata” di Roma) e Roberto Pizzuti (docente di Economia all’Università “La Sapienza” di Roma).

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Un Belpaese che non c’è più, ma che deve trovare la forza per non essere condannato ad un destino da «serie B».
È questo il paese descritto nel libro inchiesta «Il declino dell’Italia» del giornalista Roberto Petrini, che indaga sulle ragioni del calo della competitività italiana. Petrini, che sulle colonne di Repubblica segue i temi della finanza pubblica, raccoglie nel libro le analisi, aggiornate e autorevoli, del governatore della Banca d’Italia e del commissario europeo Mario Monti, ma documenta anche le difficoltà dell’Italia con dati e studi di molte altre fonti.
L’approccio dell’inchiesta è economico anche se i vari capitoli attraversano l’Italia del sociale, della politica, della sicurezza pubblica e della ricerca scientifica. Così, partendo dal declino industriale, il libro si dipana lungo le difficoltà del mercato e della concorrenza, valutando l’impatto dei cambiamenti degli ultimi anni anche sulla ricchezza degli italiani e sui loro consumi. Un capitolo è poi dedicato alla ricerca scientifica, che registra
la cosiddetta «fuga dei cervelli», ed è seguito dall’analisi sul declino delle garanzie sociali. Sono due nodi fondamentali che segnano l’impegno civile del libro: la ricerca e il welfare, istruzione compresa, sono due assi portanti per la costruzione del futuro dell’Italia, quella destinata alle nuove generazioni.
Ma il volume apre anche altri tre «dossier »: il primo sul declino della moralità pubblica, contrassegnato dalla nuove stagione di condoni fiscali ed edilizi; il secondo sulle paure legate ad una minore sicurezza, non solo in termini di reati, ma anche di incidenti sul lavoro e di tragedie provocate dal saccheggio del territorio; il terzo dedicato al cuore del problema, la politica, con le difficoltà per i partiti di coagulare un consenso che sceglie sempre di più la via
dei movimenti e con un Parlamento dove è sempre più forte il trasformismo di chi cambia schieramento.

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