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Buon compleanno, Aldo Aldo
Natoli ha compiuto novanta anni, e noi, che abbiamo buoni motivi di sperare
che ci consideri suoi amici e compagni di strada, siamo felici ed orgogliosi
di potergli rivolgere un augurio fraterno: buon compleanno Aldo!
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Stefano: Mi piacerebbe festeggiare Aldo con una di quelle feste che abbiamo organizzato qualche volta noi di Montesacro o quelle pantagrueliche organizzate da voi ad Urbino, feste che piacciono ad Aldo per la loro semplicità e per il calore umano. Vivere i rapporti politici mettendo al centro i rapporti tra gli uomini, è stato sempre il suo desiderio più vivo, e dicendo questo mi vengono subito in mente i suoi racconti dell`esperienza nel carcere di Civitavecchia. Di quella vicenda Aldo ha sempre sottolineato la scoperta della uguaglianza e della solidarietà con i compagni detenuti, ma penso anche ai rapporti con i braccianti e con i proletari della borgate negli anni della costruzione del partito a Roma. Per me e per molti compagni di Montesacro l`incontro con Aldo non ha avuto solo una importanza politica, ma, approfondendosi negli anni, la conoscenza reciproca si è trasformata in una affettuosa amicizia. Da allora le nostre chiacchierate, magari davanti ad un ottimo Strudel preparato da Mirella, ne hanno guadagnato. Ad Aldo devo molti fortunati "incontri": lo Stendhal di "Lucien Leuwen", il Mozart della "sonata del postiglione", le poesie di Rilke, Paul Nizan ( "Cronaca di settembre" è uno dei libri che mi rimprovera sempre di non avergli restituito) e il Brecht disilluso della poesia "A coloro che verranno", che finisce così: "Ma voi, quando sarà venuta l`ora/ che all´uomo un aiuto sia l`uomo,/ pensate a noi con indulgenza." Peter: Da tempo Aldo mi dice non senza un qualche compiacimento che sta andando verso i 90 anni. Ora ci siamo. E' il mio primo amico a compiere 90 anni. Quando lui, insieme al fratello Glauco, si mise nel settembre del 1939 a Strasburgo sul Pont du Rhin a guardare che cosa si muoveva dall`altra parte, nelle case tedesche, in una di queste ci stavo io e non avevo ancora 20 mesi. Non so bene quando ho visto Aldo per la prima volta. Ci siamo conosciuti meglio nel Comitato contro i Berufsverbote, nei seminari a Urbino e nei numerosi viaggi che abbiamo fatto insieme. Diventare amici è stato un lungo processo. Stefano: Io ho visto Aldo per la prima volta sul finire degli anni '60 davanti la Federazione Romana del PCI in Via dei Frentani, dove si svolgeva l`XI Congresso di quella Federazione. Camminava solo lungo il muro del palazzo dove si stava compiendo, con un colpo di mano, l`emarginazione della sinistra comunista e l`esclusione di quei dirigenti che si erano più esposti, tra questi lo stesso Aldo. Rimasi colpito dalla bassezza degli attacchi personali contro di lui in presenza di dirigenti come Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano, che si guardavano bene dall' intervenire, e capii allora, come la lotta politica potesse falsare e deteriorare i rapporti umani. Avevo 23 anni e vidi per la prima volta gli effetti della burocratizzazione del partito e del cosiddetto centralismo democratico. Nel 1969, pochi mesi dopo che il gruppo del Manifesto fu radiato, fui radiato anche io, non solo per i miei contatti con quelli del Manifesto, ma soprattutto perché partecipavo alle lotte per la casa; proprio in quei giorni erano state occupate da baraccati e da sfrattati le case di una zona borghese di Montesacro. La notte prima dello sgombero da parte della polizia telefonammo, per avere un appoggio autorevole, ad alcuni dirigenti del PCI, ma questi non si presentarono. Sgomberati mettemmo le tende sul Campidoglio e lì di nuovo ho incontrato Aldo, che era venuto per solidarizzare. Da allora Aldo ha collaborato, tutte le volte che glielo abbiamo chiesto, col nostro gruppo che si era formato dalla diaspora apertasi nelle sezioni del PCI della zona e che si raccolse nel Circolo Montesacro. Peter: Aldo mi parlava spesso di voi. Era colpito dal vostro modo di vivere insieme, dalle vostre attività collettive che coinvolgevano anche centinaia di persone: vacanze insieme, attività seminariali, impegno internazionale (Vietnam, Sudafrica, al circolo sono passati allora Lula, Rigoberta Menchu e tanti altri). Su richiesta di Aldo voi ci avete dato una mano per il Comitato contro i Berufsverbote (1977-1980) fondato da Aldo, Lelio Basso, Enzo Collotti, Emilia Giancotti, Lucio Lombardo Radice, Salvatore Senese, Alberto Tridente ed altri. C`era un gruppo di giovani tedeschi che raccoglieva del materiale e lavorava sui documenti e voi avete rafforzato questo gruppo mandandoci due compagni che ci sono stati di grande aiuto. Fu l`occasione di istaurare amicizie importanti e durature. Non ci interessava di denunciare all' opinione pubblica italiana progredita la Germania come pericolo fascista, ma di capire i pericoli autoritari e antidemocratici inerenti allo sviluppo del capitale più moderno, capire perché la socialdemocrazia tedesca si dimostrasse impreparata ad affrontarli e anche complice, trarre delle conseguenze per l`Italia, per l`Europa. Aldo ci ha insegnato a leggere questi sintomi nel quadro di una crisi più vasta. Stefano: Faccio un passo indietro. Nel 1972 il nostro gruppo uscì dal Manifesto in seguito a quello che ci sembrò un processo di involuzione minoritaria e cominciò per noi in solitudine la ricerca di una strada diversa. Negli anni che seguirono Aldo ci fu di grande aiuto. Ci ha dato una chiave di lettura della crisi del PCI e cominciammo così una specie di monitoraggio della dissoluzione del più grande partito comunista occidentale, resasi più evidente a partire dal 1973, quando Berlinguer lanciò la formula del compromesso storico. Contemporaneamente cercammo di capire i caratteri della crisi che aveva investito l'Italia e i suoi tempi, sotto la spinta dei nuovi movimenti e di una soggettività operaia che si esprimeva in rivendicazioni dirette verso i rapporti di potere in fabbrica. La nostra attività di studio partiva da queste esigenze. Noi cercammo di stare dentro quelle lotte e di sviluppare la loro ricchezza, ma non abbiamo mai coltivato il mito di uno sbocco rivoluzionario a breve termine e, grazie allo studio e ad un dibattito continuo, potemmo cogliere per tempo i segnali di una riorganizzazione del capitale e della controffensiva delle forze moderate, insieme alla sconfitta storica della sinistra a cui il terrorismo di stato e quello rosso stavano aprendo la strada. Peter: La rapida dissoluzione del partito comunista italiano è qualcosa come un mistero. Ma non dimenticherò mai come Aldo nel giugno 1977 a una tavola rotonda a Berlino, alla quale abbiamo partecipato ambedue insieme a Lucio Lombardo Radice, Altvater e altri, a un certo punto disse: "Il PCI entrerà nel governo solo quando sarà sceso sotto il 20%". Il PCI allora si muoveva verso il 35 % dei voti. La reazione dei partecipanti al dibattito fu tipica di una certa sinistra. Si sentì subito aria di quarantena, nessuno volle sentire le sue ragioni, e solo Lucio prese Aldo sottobraccio trattandolo come un fratello un po` bizzarro. Sapevo che l`affermazione di Aldo non era una semplice battuta; del resto anch`io vedevo il PCI come una stella già spenta dalla quale però ci arrivava ancora la luce. Ero convinto che nascessero altre stelle ed ebbi ancora per qualche anno una grande fiducia nel movimento e nel fermento dei gruppi e perfino dei gruppuscoli. Provai un certo dispiacere quando Aldo una sera mi disse: "Peter, Peter, tu non sarai mai un marxista-leninista". Ho capito solo più tardi che questo era un complimento, come quando mi chiama Taugenichts o quando chiama la nostra amica Ursula "zingara". I complimenti di Aldo hanno sempre un sapore anarchico. Tuttora Aldo sopporta le mie illusioni con grande pazienza. Se ci ripenso, non sono stato un interlocutore valido per lui e non lo è stato nemmeno il gruppo di Urbino, credo di poterlo dire, perché il progetto di Aldo era di più ampio respiro e non fu colto da noi in tutte le sue implicazioni. L`obiettivo che Aldo ha seguito in tutti questi anni è quello di comprendere "la natura profonda della crisi storica del movimento comunista mondiale", "radunare materiali storici e strumenti politici per una pratica critica, beninteso in una lunga prospettiva" (Manifesto, 6.4.1976). E` il progetto maturato insieme agli altri fondatori de Il Manifesto e che fu travolto dall`ansia di fare politica senza la pazienza di cercare una "pratica critica", cioè un nuovo modo di fare politica e di esserci. Stefano: Da quello che dici sembrerebbe quasi che Aldo perori unicamente l'importanza dello studio e della riflessione come unica condizione per capire l'ampiezza della crisi del movimento operaio, come anche i caratteri del capitalismo contemporaneo. Credo che noi del collettivo possiamo ben dire che egli non dimentica mai il valore di una ricerca condotta direttamente a contatto con le forze sociali, soprattutto in presenza di profonde trasformazioni intervenute nel lavoro e nella natura della stessa classe operaia. Ricordo che, parlando della nostra attività, Aldo consigliandoci testi diversi su cui orientarci, ha sempre insistito sulla necessità di seguire i processi reali e le trasformazioni che interessano il mondo del lavoro. Così se, ad esempio, ha apprezzato i nostri lavori più analitici come l'indagine sul catasto immobiliare o quello sul Nuovo Piano Regolatore di Roma (forse perché gli ricordava le sue battaglie contro la speculazione edilizia nella Roma degli anni '50), Aldo ha guardato sempre con interesse alle nostre inchieste tra gli edili o i tessili, alle inchieste fatte nelle fabbriche, alle Assemblee faticosamente organizzate con operai, soli e confusi forse più di noi, sui più diversi argomenti: il rinnovo dei contratti, le leggi speciali, il terrorismo o gli attacchi contro la Costituzione. All' assemblea contro la legge Reale e il fermo di polizia intervenne Umberto Terracini nonostante il suo stato di salute. Disse: Parlerò brevemente perché mi sento disturbato, ma ho al mio fianco un valente medico, il compagno Natoli Peter: Aldo è venuto a Urbino regolarmente per quindici anni a partire dal 1977, attratto penso dal modo piacevole di stare insieme che si era istaurato grazie alla presenza di Emilia Giancotti e dalla possibilità di discutere con un gruppo di studenti e docenti in una prospettiva pluriennale le radici della crisi del movimento comunista internazionale. Il frutto più vistoso di questo lavoro sono i tre convegni di Urbino: su Marx (1983), Mao (1986) e l' età dello stalinismo (1989) documentati nei volumi usciti presso gli Editori Riuniti. Ma prima di questi un`altro convegno è stato importante per noi, quello organizzato dalla Fondazione Basso sul Programma di Gotha (1977). Mi ricordo benissimo. La prima volta che ho letto e discusso con Aldo un suo saggio teorico-politico è stata nel gruppo preparatorio del convegno che Lino Lacorte aveva costituito a Urbino. Poi ho seguito e registrato su nastro anno per anno i suoi seminari su Lenin, la Cina, Marx..... Per quanto riguarda la storia del PCI non sarei capace di riassumere qui la linea di ricerca disegnata da Aldo, ma ricordo lezioni memorabili sul 1956, punto di partenza della sua riflessione sullo stalinismo; sul rapporto partito-operai nelle fabbriche degli anni `50, quando Aldo seguiva la commissione operaia del PCI prima di essere rimosso e sul rilancio di tutta questa tematica dovuto alla famosa relazione di Trentin al Convegno dell`Istituto Gramsci del 1962; sul lavoro svolto nella Commissione Parlamentare per la nazionalizzazione dell`energia elettrica, cioè su un punto qualificante delle riforme di struttura; e naturalmente sulle questioni internazionali (Cina, Vietnam) e il rapporto con l`URSS che sta alla radice della radiazione dal PCI del gruppo del Manifesto. Si tratta di appuntamenti che vedono nascere una sinistra all'interno del PCI che sarà soffocata sul nascere. Stefano: Sai, pensando a ciò che è avvenuto nel PCI e nello stesso Manifesto, mi domando come sarebbero andate le cose se, allora, fosse stata accolta la richiesta di consentire la sopravvivenza della rivista e se nel partito si fosse aperta fin dalla "primavera di Praga" una riflessione critica sull'URSS e si fosse instaurato un regime interno di libero confronto politico. Forse nel nostro paese non avremmo assistito alla dissoluzione di un grande patrimonio ideale, al lento oblio di valori democratici e civili che avevano profonde radici nella storia del movimento operaio e popolare e in quella parte della società italiana che aveva realmente fatto i conti con il fascismo. Su questo tema tu hai fatto una intervista ad Aldo per PROKLA (sett. 1993) che noi riportammo su Il Passaggio rivista che publicammo dal 1988 al 1995. Peter: Nel 1984 a Berlino abbiamo tenuto insieme, io nel ruolo del traduttore e della "spalla", un corso sulla storia del PCI ed era curioso vedere le difficoltà che gli studenti incontravano nel comprendere le ragioni della radiazione di Aldo. Uno si è alzato dicendo: "Insomma, una persona come lei, così equilibrata, che parla del PCI con grande stima, come è stato possibile che sia stato cacciato?" Gli studenti ammiravano i cauti distinguo e il modo con cui Aldo pesava ogni parola, ma recepivano anche qualcosa come una reticenza. Quando io come traduttore cercavo qualche volta una - secondo me - salutare semplificazione, Aldo mi richiamava senza pietà. Probabilmente gli studenti non avevano tutti i torti. Anch`io mi chiedo qualche volta, come sia stato possibile che compagni che erano anche amici potessero accusare Aldo di frazionismo, sapendo benissimo che di questo non si trattava, sacrificando con questa forzatura tutte le ragioni umane (sopratutto quelle proprie) sull`altare di una politica che si doveva rivelare qualche anno più tardi di corto respiro, avendo perso preliminarmente la grande occasione di riformare la vita interna del partito. So che le regole del gioco sono state ferree e per anni accettate e interiorizzate anche da Aldo. Liberarsene gli deve essere costato molto e forse ciascuno dei protagonisti di allora ha fatto questa fatica, ma ciascuno l`ha fatto per sé e da solo. Penso sempre alla figura di Tania Schucht che cercava invano rompere "il limite tragico di un mondo" che il partito e i compagni ancora a lungo non osarono varcare (in: Antigone e il prigioniero, pag. 193). E` straordinario come Aldo abbia tirato fuori dal dimenticatoio le lettere di Tania e come riesca ad indagare fino in fondo la sofferenza sua e di Gramsci. Tania e Gramsci scrivono nella lettura di Aldo un capitolo struggente della "tragedia comunista", altri capitoli si leggono nella storia tedesca, sin dall`assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht uno degli epicentri di questa tragedia. Ecco, insieme ad Aldo ho scoperto la storia tedesca visitando luoghi e persone e leggendo i grandi romanzi: Die Ästhetik des Widerstands di Peter Weiss, una Odissea del comunismo; i libri di Christa Wolf e il teatro di Heiner Müller. Nel gennaio 1983 abbiamo visto insieme Der Auftrag (La missione) con la regia di Müller e di Ginka Tscholachowa. Müller, scrive Aldo, "scava con crudele efficacia nella complessa ... stratificazione del comportamento rivoluzionario", una riflessione sul "nascere e sfiorire della speranza di rinnovare il cuore stesso dell`uomo" (Repubblica del 23.2.1983). Pochi mesi dopo vengono Christa e Gerhard Wolf a cena. Aldo cucina spaghetti alle melanzane e chiama Mirella a Roma quando si trova in difficoltà. Alla fine scambia il sale con lo zucchero. Mangiamo e i Wolf sono categorici: per la DDR nessuna speranza. Poco tempo fa Aldo mi ha ricordato quella sera e con il titolo di un libro di Christa Wolf ci siamo chiesti "Che cosa rimane?", come lavorare sulla memoria della DDR, del PCI, del comunismo? Sto leggendo Hölderlin e i saggi su Goethe di Hans Mayer, mi dice Aldo. E' una risposta? Ricordo che negli anni '80 aveva detto: "Per poter riparlare del comunismo ci vorranno 100 anni". Stefano: Domande difficili e, poiché ci chiamano in causa, dolorose. Ad una comunque dovremmo cercare di rispondere, possibilmente non da soli e non fra un secolo, perché nella sua fascinazione tante persone sono vissute. Cosa significa essere comunisti. Per farlo in ogni caso non possiamo prescindere da ciò che è stato, non possiamo rinunciare alla "memoria", non solo come protagonisti ma come individui. Per dirlo con le stesse parole di Aldo " quando si va sulle tracce della memoria storica, si finisce con lo scoprire un'identità coll'oggetto ricercato che aveva resistito nel tempo e che aveva solo bisogno di essere svelata". *Antigone
e il prigioniero : Tania Schucht lotta per la vita di Gramsci / Aldo Natoli.
- 2. ed. - Roma : Editori riuniti, 1991. - XI, 304 p. : ill. ; 22 cm Mao Tse Tung:
"Note su Stalin e Mao", prefazione di Aldo Natoli, Laterza,
Bari 1975
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