Circolo Culturale Montesacro

 

Carri armati contro quel diavolo di Eduard Goldstücker

 

Lo ricordiamo insieme a Luciano Antonetti

Venerdì 17 novembre ore 20.30 Corso Sempione 27 Roma

 

 

Eduard Goldstücker, morto alla fine di ottobre, ha attraversato la storia di questo secolo da protagonista. Nato nel 1913 a Podbiel, quando la Cecoslovacchia era ancora una provincia dell’impero austro-ungarico, si è laureato all’Università Carlo di Praga nella metà degli anni Trenta. Sono gli anni della formazione della giovane repubblica, ma anche quelli delle divisioni fra le varie etnie del paese. Goldstücker lavora nella Lega per i Diritti Umani di Praga fino all’invasione nazista nel ’39, quindi emigra in Inghilterra, dove segue un corso di studi all’Università di Oxford.

Durante la Seconda guerra mondiale partecipa al governo cecoslovacco in esilio guidato da Eduard Benes. Nell’immediato dopoguerra diviene ambasciatore a Londra e poi a Tel Aviv, responsabilità e incarichi che conserva anche dopo il 1949, anno in cui il Partito comunista cecoslovacco rompe gli equilibri politici usciti dalla guerra ed assume il controllo totale della situazione.

In breve la situazione precipita, l’onda lunga del terrore staliniano arriva in tutti i paesi del blocco sovietico, nel dicembre del ’51 Goldstücker viene arrestato, tenuto in isolamento per 18 mesi e sottoposto a numerosi interrogatori dalla polizia segreta. Denunciato alla Corte suprema per alto tradimento, spionaggio e cospirazione è costretto ad una confessione pubblica. La condanna capitale che si aspetta non viene eseguita, ma finisce in carcere fino al 1955. È la stessa Corte suprema a riconoscere l’illegalità delle sue incriminazioni.

Torna ai suoi studi di letteratura e soprattutto a Kafka, cui riconosce una precoce intuizione nell’aver indagato i meccanismi con cui si afferma fra gli individui il controllo delle autorità.

Nel 1968 Goldstücker viene eletto Presidente dell’Unione degli scrittori cecoslovacchi e contribuisce al successo della Primavera di Praga con la sua battaglia per un reale dibattito culturale, contro la censura e per l’affermarsi di una stampa libera. La fine di quell’esperienza, con l’invasione sovietica nel ‘69, lo costringe ad un nuovo esilio in Inghilterra. Nel 1974 è addirittura privato della cittadinanza.

Professore di letteratura cecoslovacca in lingua tedesca all’Università del Sussex per tutti gli anni Settanta, può rientrare a Praga solo dopo la "rivoluzione di velluto" dell’89, ma ha spesso la sensazione di essere considerato una "persona non grata", i nuovi dirigenti e le nuove generazioni non gli perdonano di aver tentato di riformare il comunismo prolungandone il potere.

A noi invece, il suo spirito libero mancherà.

 

 

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